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Maledici il padre

Il protagonista del romanzo è un giovane adolescente che sulla soglia della pubertà inizia a porsi domande su quella che sarà la propria vita sessuale. Sarà questa l’occasione per rivolgere lo sguardo verso le donne, a cominciare da sua madre, e da Messaouda, la prostituta del villaggio di Azrou. Quello che gli si para davanti, sarà un universo dominato da una sorta di dittatura sessuale nei confronti delle donne, esercitata da una virilità violenta su soggetti rassegnati, succubi di una cultura.

I giovani vengono educati alla misoginia e “vivere nell’ingiustizia insegna a essere ingiusti”.

La violenza permea tutti gli aspetti della vita. Il linguaggio è molto crudo, violento come la realtà che dipinge e condanna; l’autore non ci risparmia nulla, né addolcisce alcunché; scene sgradevoli sono descritte nei dettagli senza scrupoli o falsi pudori. La violenza si ritrova anche nelle scuole coraniche, dove più che istruire si punisce; sono violenti tanto gli imam, quanto gli educatori cristiani. Verso i ragazzi, non c’è solidarietà nemmeno da parte dei genitori; nello specifico, il protagonista prova nei confronti del padre-padrone una sorta di disgusto misto a rancore, derivanti dal trattamento che riserva a lui e a sua madre. Medita la vendetta accanendosi su una scimmia, animale amato dal padre.

L’autore ci dice che in Marocco, la società è divisa esclusivamente in vittime e carnefici, e si diventa uomini attraverso la bestialità. In famiglia, il sesso è tabù e non se ne parla: bisogna dunque fare da sé, rivolgendosi a donne del mestiere, per poi scoprire che il proprio padre è cliente abituale.

L’adolescente brancola nell’oscurità dei divieti e dell’ipocrisia (la religione ne è grande responsabile). La vita è limitata al rispetto e all’obbedienza, nei confronti dei genitori e dell’islam; a garanzia di ciò c’è il timore della punizione, sia essa terrena o divina.

Abdelhak Serhane viola questa regola culturale, dedicando a questo argomento gran parte del romanzo e della sua produzione, servendosi di un linguaggio crudo, spietato che scende in particolari senza alcun timore o freno. 

 

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